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Sempre più compiti per casa. Ma quando riposano i bambini?

La società contemporanea sta lentamente perdendo di vista le vere finalità dell’esistenza, a tutti i livelli, dall’infanzia all’età senile, senza compromessi.
La scuola in particolare non accetta di vedersi come opportunità di poter essere alternativa a questo modello distopico, anzi, al contrario, essa stessa è fucina di inquadramenti sociali desueti, senza riservarsi la possibilità di vedere diversamente gli assetti didattici.
Guardare alla Scandinavia, proporre sugli organi d’informazione articoli e servizi nei quali si esalta la capacità di paesi come la Finlandia di vedere oltre il classico ordinamento scolastico suddiviso in materie, apprezzare chi determina nuove strategie didattiche, non porta a nulla se rimangono solo parole vuote, sul web o tra dibattiti televisivi.
La scuola deve innanzitutto formare i nuovi cittadini, ma formarli vuol dire anche accertare che attualmente il modello scolastico non è adatto ad una scolarizzazione consapevole, a tutti i livelli, dagli organi dirigenziali sino agli insegnanti.
Scioperi, immigrazione troppo massiccia per consentire di metabolizzare alle classi nuovi flussi di studenti che, malgrado loro, entrano improvvisamente, a volte senza nessuna base lessicale, nella didattica pubblica, ovviamente rallentando i processi d’apprendimento collettivo delle classi nei quali sono destinati.
Sono tutte queste concezioni desuete di una didattica che potrebbe essere, al contrario, innovativa (siamo sempre il paese della bistrattata Montessori, amata e praticata nel suo sempre attuale metodo in tutto il mondo, snobbata dall’ordinamento didattico italiano), ma così, purtroppo non è.

Questa mole di problematiche ovviamente, e ciò è statisticamente e fisiologicamente tipico di ogni processo di filiera a catena, si ripercuote sull’educazone culturale dei bambini, soprattutto nelle fasce più giovani della scolarizzazione, al scuola primaria.
Nel momento in cui i programmi scolastici, per i motivi che abbiamo visto nella parte introduttiva, vengono rallentati dalle problematiche di una scuola e di una società per molti, troppi aspetti, sbagliata, da rifondare dai vertici sino alla base, le maestre applicano l’unico metodo, sbagliato, che conoscono: aumentare i compiti a casa.
Questo modello non è più applicabile: un’alta percentuale di pedagogisti ha decretato che il teorema del ‘più compiti, più apprendimento’, non funziona, il cervello, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione scolastica, necessita di tempi di apprendimento diversi, di metabolizzazioni di ciò che si è studiato.
Aumentare i compiti equivale ad aumentare il cibo offerto a chi invece necessita di digiuno e nell’allegoria del digiuno da compiti, il bambino può esprimere diversamente la sua personalità, ad esempio con il gioco.
Che è apprendimento.
A tutti i livelli.
La Natura insegna: i cuccioli di qualunque forma evoluta animale, dal gioco apprendono le strategie esistenziali; per i bambini non è assolutamente diverso, sono solo diverse i canali di apprendimento ludico.
Meno compiti e più tempo per esprimere le proprie potenzialità, questo è lo slogan che la scuola, dopo una profonda autoanalisi critica, dovrebbe decretare per la vita di coloro che saranno il futuro di questa società così alla deriva sociale, disillusa e poco fiduciosa.
Ovviamente la famiglia dovrà sostituirsi alla scuola in quei tempi (è assolutamente errato considerarli ‘tempi morti’) di non studio,
Se i compiti sono l’alternativa ad ore seduti davanti alla televisione o alle piattaforme gamplayers, tutto ciò vanifica la possibilità di poter determinare il tempo libero dei bambini in maniera costruttiva.
Ovviamente, televisione e gameplayers, avranno anche loro momenti d’attenzione, ma non possono essere gli unici riempitivi dei momenti ‘morti’ dei bambini.
Così come la scuola deve mutare il proprio atteggiamento pedagogico e didattico nei confronti della popolazione scolastica di riferimento, così le famiglie stesse dovranno interrogarsi sulla qualità del tempo concessa ai propri figli.
Una recente ricerca ha stabilito che il tempo trascorso dai genitori assieme ai figli (giocando, leggendo, guardando assieme documentari, passeggiando nei parchi, insomma condividendo, parola di grande valore anche in questo terzo millennio) è inferiore del 70% rispetto a soli trenta anni fa.
Un dato che fa riflettere.
Meno compiti a casa e più tempo con i genitori, ricercando attività costruttive, appassionanti per genitori e figli.
La risposta della scuola a tutto ciò, nelle ultime settimane, è stata assolutamente su altre linee strategiche: per supplire ai ritardi nei programmi, le maestre potranno aumentare i compiti al fine di completare i programmi ministeriali annuali.
Ogni minuto di vita rubato ad una persona non tornerà più così ogni minuto di tempo sottratto al gioco, alle attività ludiche spesso costruttive, una verità che dovrebbe portare alla riflessione maestre e dirigenti scolastici …
La società si sta ribellando dalla base: già alcuni genitori hanno dato visibilità mediatica alla propria volontà ferrea di opporsi ai troppi compiti a casa giustificando questa sorta di ‘ribellione’ pacifica determinata a contrastare un fenomeno in aumento.
Bambini che trascorrono la maggior parte del loro tempo di vita quotidiano (per chi frequenta il ‘tempo pieno’ solitamente l’orario giornaliero inizia alle 8,30 del mattino e termina alle 16, 16,30 del pomeriggio), non possono ritrovarsi anche la sera a ‘lavorare’ sui quaderni, supplendo, spesso e purtroppo, alle carenze programmatiche degli adulti.
Nessuno lavoratore, al rientro da fabbriche e uffici, la sera, in famiglia, si isola per continuare il proprio lavoro, perché dev’essere così per i bambini?
Educhiamoli alla serenità, alla libertà di poter esprimersi senza eccessive costrizioni, educhiamoli a vivere. Al contrario, raggiunta l’età adulta, per legge del contrappasso, applicheranno gli stessi schemi alle generazioni future in un ciclo che se non interrotto, porterà alla definitiva perdita del piacere di apprendere come occasione di vita.

By | 2017-11-13T19:07:26+00:00 novembre 6th, 2017|Categories: articoli in evidenza, Storie idee e consigli per i papà|Tags: , |0 Comments

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